Curiosità e pensiero laterale per avere successo in azienda

Generalmente considerata un attributo negativo, la curiosità è in realtà una qualità molto positiva che spinge verso la conoscenza. La curiosità è uno dei fattori di successo nel business e le persone curiose sono una risorsa importante per le aziende. Lo prova una recente ricerca effettuata da Hubspot.



Lo confesso: sono curioso.

Ho sempre pensato che la curiosità sia un’attitudine positiva del nostro essere umani, anche se meno utilizzata di quel che si dovrebbe. Essere curiosi, infatti, richiede intraprendenza, non dà certezze e non è facile, ed ecco perché questa potenzialità non è poi così diffusa.

La curiosità è qualcosa che va oltre il semplice interesse.



L’interesse approfondisce qualcosa che già si possiede, mentre la curiosità è trasversale e si spinge oltre ciò che già si conosce. Essere curiosi significa avere una marcia in più, nella vita come in ambito professionale, ma la curiosità non sempre viene adeguatamente stimolata e si sottovaluta il grande potenziale che questa ha in ottica business.

La curiosità (insieme alla passione) mi ha sempre aiutato a risolvere i problemi in modo più creativo, a compiere meno errori decisionali perché essere curioso mi porta a generare alternative.

Nel mestiere che faccio, l’essere curioso ha sempre rappresentato una modalità operativa importante, perché mi ha abituato a usare il pensiero laterale per uscire dai soliti schemi mentali e allargare i miei orizzonti.

E solo quando l’orizzonte è ampio è possibile cogliere le migliori opportunità.

A spiegare perché la curiosità possa fare la differenza nelle aziende e a identificare le caratteristiche di chi è curioso è la ricerca presentata sul blog di Hubspot, il software utilizzato per gestire il web marketing aziendale, il commerciale e i clienti.

Secondo lo studio, la curiosità è un’abilità imprescindibile in azienda.

La possiamo utilizzare per conoscere meglio i nostri target di riferimento, per chiederci (e per capire) come e perché i nostri competitor hanno più successo di noi, per individuare nuove nicchie di mercato o semplicemente per restare al passo con i tempi.

Tutte le storie di successo di imprenditori, inventori, scienziati, artisti, hanno una cosa in comune: l’aver scoperto qualcosa di nuovo o un modo diverso di fare qualcosa, perché mossi dalla curiosità di andare oltre il già noto.

Sono la passione e la curiosità a guidare l’innovazione.

I curiosi – evidenzia la ricerca – si applicano con passione e non sono soddisfatti finché non padroneggiano i temi di cui si occupano, e allora sperimentano finché non trovano la giusta soluzione. Amano imparare dalle loro esperienze e da quelle degli altri e tutto ciò porta a migliorare prestazioni, processi e prodotti.

Mia cugina psicologa una volta mi disse che quando si è curiosi si attivano le stesse aree cerebrali che sono associate alla fame, e, quando si è soddisfatti della risposta ricevuta, quelle del piacere. Soddisfare la curiosità, quindi, è un pò come saziarsi.

Hubspot ci informa che le persone curiose non hanno paura di fare domande se pensano che le risposte li aiutino a capire meglio la questione. Per questo chi è curioso familiarizza in fretta con temi e argomenti nuovi: un grande vantaggio per ogni tipo di business, dove affrontare situazioni nuove è la regola.

I curiosi domandano invece di spiegare, e chiedersi se è giusto continuare a fare le cose come si è sempre fatto è il primo passo verso il cambiamento, l’innovazione e la competitività.

Di conseguenza la curiosità ha un ruolo importante anche rispetto alla creatività. Le idee nuove e creative prendono vita grazie all’iniziativa di quanti, stimolati da curiosità, decidono di sperimentare fino a scoprire qualcosa di nuovo.

La persona curiosa non ha pregiudizi e ama le sfide; non ha paura di fallire né si preoccupa se ciò che si dice può essere contestato o rivelarsi sbagliato.

Le persone curiose si automotivano

I curiosi difficilmente si annoiano perché trovano sempre qualcosa di interessante che attira la loro attenzione. Anche di fronte a compiti che altri considerano noiosi, mantengono alto il livello di attività cercando di imparare qualcosa di nuovo e approfondendo la conoscenza del proprio settore.

La curiosità libera emozioni positive, accresce l’autostima e incrementa il problem solving. Possiamo quindi ben dire che le persone curiose si “automotivano”, perché chi trova sempre un interesse in quello che fa è più motivato a impiegare tempo ed energie per imparare e migliorare.

Ricordo, quando ero studente, che se una materia mi incuriosiva riuscivo a mantenere alta l’attenzione e la studiavo con maggiore entusiasmo. Non mi bastavano i testi adottati per quel corso di studi, ma ne cercavo altri per approfondire ulteriormente la conoscenza della materia. Ed è un’abitudine che ho mantenuto con il mio lavoro, perché mi dà un vero piacere mentale.

Curiosità è pensare positivo



I curiosi – continua la ricerca - tendono inoltre a pensare in modo più positivo rispetto agli altri e più difficilmente si lasciano abbattere, perché ogni difficoltà è uno stimolo per trovare la soluzione. E non è tutto.

I curiosi hanno migliori competenze relazionali, sono spesso ottimi ascoltatori e conversatori, in grado di relazionarsi con i clienti e focalizzarsi sui loro bisogni e obiettivi.

E’ vero, infatti, che chi ha genuino interesse per il punto di vista degli altri è più capace di stabilire e mantenere rapporti sociali. D’altra parte, la parola curiosità deriva dal latino “curiosus”, che significa che ha cura, si prende cura.

Insomma – conclude la ricerca - le persone curiose cercano la meraviglia e sanno trovare nuove ricchezze perché hanno occhi per il mondo. Valorizzarle e coinvolgere attivamente nella risoluzione dei problemi, lasciando loro progressivamente sempre più autonomia, può dare un impulso decisivo al successo di un’azienda.
 

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